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"Bella e perduta", il nuovo film di Pietro Marcello

Il 18 novembre sarà presentato come film di pre-apertura del 33° TORINO FILM FESTIVAL, per uscire il giorno dopo nelle sale cinematografiche, Bella e perduta, l’ultimo film di Pietro Marcello, reduce da un discreto successo al Festival di Locarno e al Toronto Film Festival, sei anni dopo La bocca del lupo, ad oggi l'unico film italiano ad aver vinto il festival Torinese. La pellicola, distribuita dall’Istituto Luce Cinecittà, è il racconto di un viaggio che, appunto, ha origine in un luogo 'bello e perduto', la Reggia di Carditello, una residenza borbonica situata nei pressi di Caserta, nel cuore della terra dei fuochi. Il luogo è abbandonato, sistematicamente depredato dei decori interni ed usato come rifugio per i latitanti della Camorra, finché un volontario, l’allevatore Tommaso Cestrone, non inizia a prendersene cura. Pulcinella, il servo sciocco interpretato dal “non attore” Sergio Vitolo, viene inviato nella Campania dei giorni nostri per esaudire le ultime volontà di Tommaso: mettere in salvo il giovane bufalo Sarchiapone, altrimenti destinato a morte certa.

Prelevato Sarchiapone nella reggia, Pulcinella lo porta con sé in un lungo viaggio verso la Tuscia, dove sarà affidato al pastore Gesuino, attraverso un'Italia bella e perduta, ma alla fine del viaggio non ci sarà quel che speravano di trovare. Elio Germano nel film interpreta i pensieri del bufalo Sarchiapone, saggio custode della memoria di chi lotta contro l'incuria dei nostri tempi. Pietro Marcello racconta la nostra terra, in equilibrio tra fiaba e documentario, offrendoci un film assolutamente fuori dagli schemi convenzionali, visionario e poetico, eppure al tempo stesso ricco di spunti di cronaca e di denuncia. “Carditello è l'emblema della bellezza perduta e della lotta del singolo – afferma il regista -, dell'orfano che non si arrende a un meccanismo incancrenito di distruzione e disfacimento; e allo stesso tempo questa storia così radicata nella Storia del nostro Paese indaga un tema, quello del rapporto tra uomo e natura, mai così universale, a ogni latitudine”.

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