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GEDI: la competizione tra investitori per l’editoria italiana

Gruppo Gedi - John Elkann PH IG
Gruppo Gedi - John Elkann PH IG

Dietro le quinte delle trattative per i grandi giornali nazionali si muovono investitori pronti a ribaltare gli accordi già esistent

La partita per la vendita GEDI si riapre improvvisamente. L’apparizione di una proposta da 240 milioni di euro rimescola le carte per il futuro del gruppo editoriale che gestisce la Repubblica, La Stampa e importanti emittenti radiofoniche. Questa offerta supera di ben dieci milioni quella dei concorrenti greci e punta a rilevare l’intero pacchetto azionario senza alcuna frammentazione degli asset.

La proposta integrale di Andrea Iervolino

L’imprenditore italo-canadese Andrea Iervolino, agendo tramite TAIC Funding LLC, ha messo sul piatto una cifra vincolante per l’intero perimetro industriale. La sua offerta per il gruppo GEDI non prevede spezzatini e rimane pienamente valida, rappresentando una alternativa concreta alla trattativa in corso con il gruppo ellenico. John Elkann ha ricevuto la comunicazione formale già a dicembre, ma il mercato ne apprende i dettagli solo ora, proprio mentre l’esclusiva con i greci volge al termine.

Il ruolo di Del Vecchio e le smentite

Nelle ultime ore sono circolate indiscrezioni su un possibile ritorno di Leonardo Maria Del Vecchio. Dopo il rifiuto della sua precedente offerta da 140 milioni, il giovane imprenditore ha smentito nuovi rilanci tramite i suoi portavoce: “No, nessun rilancio in vista”. Tuttavia, la tensione intorno alla vendita GEDI resta alta, specialmente a causa del silenzio della società sull’offerta economica più vantaggiosa finora ricevuta, quella della cordata guidata da Iervolino.

Incertezze sui finanziatori internazionali

Il nodo centrale riguarda l’identità di chi finanzia le diverse cordate. Se dietro Iervolino si muovono fondi californiani e della Florida, sul fronte greco emerge la figura di Theodore Kyriakou con Antenna Group. Quest’ultimo vanta legami di alto livello, inclusi rapporti con il fondo sovrano saudita. Exor dovrà quindi valutare non solo il prezzo, ma la reale solidità e i piani industriali di chi aspira a guidare il principale polo editoriale italiano.

A cura della redazione

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