Mi chiamo Elisa Maturi, in arte ELIS, sono una cantautrice salentina. Vengo da un paese chiamato Monteroni di Lecce, in provincia di Lecce.
Scrivo fin da piccola e incomincio a suonare il piano all’età di sette anni.
Non avevo mai connesso la scrittura alla musica finché non ne ho sentito il bisogno.
Ho 22 anni, sono un’universitaria al DAMS, ma credo fortemente che il mio percorso sia quello della cantautrice.
Ho pubblicato il mio primo brano nel 2024, continuando poi a pubblicarne altri nel 2025 fino ad arrivare all’uscita del mio primo EP, dal titolo “22:22”, nel febbraio del 2026, con la label sonos music records di Giuseppe Lanzetta.
In continua evoluzione artistica e personale, cercando di fondere il cantautorato con la musica elettronica
Per pagare la musica ho iniziato a dare ripetizioni private, e fare qualche lavoro sporadicamente. Cerco di centrare tutto nella musica. Questo è il mio lavoro.
Più mi avvicino alla musica, più credo che sia la mia strada, sento che completa il mio essere.
Mi piace organizzare eventi e feste, viaggiare per conoscere culture diverse, visitare mostre d’arte.
Mi piace disegnare anche se sono ancora una principiante
Amo la danza e mi muovo con molta spontaneità.
Mi è sempre piaciuto fare sport, all’età di quattro anni ho incominciato a giocare a basket, ininterrottamente fino alla maggiore età. Di pari passo ho provato equitazione e tennis, ma alla fine tornavo sempre a giocare a pallacanestro. Scio da quando sono piccola e non ho mai smesso nel periodo invernale. Adesso vado in palestra, ma questo non significa che un giorno non riprenderò a giocare a basket.
Attualmente sto creando un progetto dove ci saranno degli eventi live, lavoro per la pubblicazione di altri inediti e anche molti feat con altri artisti emergenti.
Percorro questa strada, guardando all’elettronica e alla tec house e sperimentando nuove sonorità.
Il sogno più grande è rendere orgogliosa e sicura di sé davanti al pubblico la bambina che ero. Una persona esuberante ma al contempo fragile e timida, euforica ma sensibile e inadeguata. Dimostrarle che siamo riuscite a non avere paura di un pubblico che era lì a guardarci e ascoltarci.

