A Rimini sette pirati della strada su dieci riescono, almeno nell’immediato, a farla franca. È quanto emerge dai dati della Polizia Locale relativi al primo semestre del 2026: su 23 casi di pirateria stradale registrati in città, soltanto sette responsabili sono stati individuati e denunciati, pari a circa il 30% del totale. Sedici conducenti, invece, non sono ancora stati identificati.
Il quadro ricalca quello del 2025, quando gli episodi furono complessivamente 47 e le persone rintracciate appena 17. Numeri che confermano quanto sia ancora diffuso il comportamento di chi, dopo avere provocato un incidente, sceglie di allontanarsi senza prestare assistenza.
L’ultimo caso è avvenuto nei pressi del cavalcavia della Grotta Rossa, dove una automobilista di 34 anni, dopo avere travolto un motociclista, si è data alla fuga. La donna è stata successivamente rintracciata grazie al Targa System e alle immagini delle telecamere presenti sul territorio comunale.
Sul tema interviene Fabio Mattioli, titolare di Autoscuola Adriatica, storica scuola guida riminese attiva dal 1968. «Dopo un incidente fermarsi non è soltanto un dovere morale, ma un preciso obbligo imposto dalla legge – spiega –. Il conducente deve arrestare il veicolo, verificare le condizioni delle persone coinvolte, prestare l’assistenza possibile e chiamare immediatamente il 112. Chi si allontana finisce quasi sempre per aggravare in modo significativo la propria posizione».
L’ordinamento italiano considera infatti la fuga una condotta particolarmente grave, soprattutto nei procedimenti per omicidio stradale e lesioni personali stradali gravi o gravissime. «Per l’omicidio stradale la pena base va da due a sette anni di reclusione quando la morte è conseguenza della violazione delle norme sulla circolazione – prosegue Mattioli –. Anche per le lesioni gravi o gravissime sono previste pene detentive. Se il conducente fugge, la pena può essere aumentata e può aggiungersi la contestazione dell’omissione di soccorso».
Pesanti anche le conseguenze amministrative. Nei casi più seri può scattare la revoca della patente, accompagnata dal divieto di conseguirne una nuova per un periodo molto lungo. La fuga, inoltre, può rendere ancora più severo il trattamento previsto dalle autorità.
«Allontanarsi produce un doppio danno – conclude Mattioli –: priva la vittima di un aiuto che potrebbe risultare decisivo e sottopone il responsabile a conseguenze penali e personali molto più pesanti. Dopo un incidente non esistono alternative: fermarsi è un dovere verso chi ha bisogno e un obbligo previsto dalla legge».


